January 27th-29th, 2010 - http://picasaweb.google.com/lhapis/TheBHamSTwistOfFate
Non fa tutto questo gran freddo al mio arrivo, ma devo notare che c'è un vento boia. Birmingham è una città dal centro molto vivo. Sarà che arrivo in orario di pranzo ma vedo milioni e milioni di persone. Un pò come Milano. Solo che a Milano è strapieno di negozi di vestiti e abbigliamento (femminile) mentre qui a Birmingham la maggior parte è rappresentata da fast food. Ecco una forte differenza tra Italia e Inghilterra, ed io vorrei sentirmi molto più inglese di così. Sta di fatto che non faccio in tempo a scendere dal treno che mi viene una matta voglia di un panino da Subway. Non faccio neanche in tempo a sentire l'acquolina che trovo subito un subway. E non faccio in tempo ad addentare il panino che ho voglia di cercare uno Starbuck's Coffee per questo pomeriggio.
Tra l'altro, mi rendo conto che è strapieno di Starbuck's. Nel centro ce ne sarà uno ogni tre incroci. Tra l'altro, sottolineo la parola "incroci", perchè ne ho visti tantissimi ma solamente agli incroci. Se questa è una strategia di marketing, sono contento di fare il chimico.
E così mi ritrovo a B'Ham, solo, in attesa che Elsa finisca di lavorare e mi raggiunga, e guardo le genti. Noto che B'Ham è una città scivolosa. In effetti, camminare nel pavimento umido con 8-10-12 centimetri di tacchi non aiuta. E così vedo giovin donzelle (che pesano il doppio del sottoscritto, precisiamo) crollare al suolo all'improvviso. Una signora con un cappotto rosso crolla rovinosamente e inizia a rigirarsi al suolo toccandosi la caviglia. Momenti dove regna il terrore, panico, e ancora un pò di fame. Mi avvicino alla signora, e assieme al marito l'aiuto a rialzarsi. Lei è talmente spaventata che a ringraziarmi ci pensa il marito. Ho compiuto la mia buona azione della giornata.
Sono stato fantastico a girare tutto il centro senza perdermi. L'unico momento in cui mi perdo (e non di poco) è stato quando Elsa mi aspettava a Chamberlain Square, costringedomi quindi a fare un miglio in meno di un minuto. Bolt, puppamelo. E continuo a salvare genti. Decidiamo con Elsa di entrare in uno Starbuck's a prenderci qualcosa di caldo. Solo che scegliamo proprio quello dove scatta un allarme antincendio. Solo che non mi rendo conto della sirena, apro la porta e tutte le persone iniziano a uscire, ordinatamente. E io continuo a tenere la porta come un cretino, lasciando uscire tutti e realizzando che tanto non potrò entrare. Elsa è brillante come sempre: decidiamo di lasciar stare il cappuccino e raggiungiamo Max alla fermata dell'autobus. Max già mi conosce, mi parla italiano, ci rimango stupito. Però è gentile e molto amichevole.
Arriviamo a casa, e aiuto Elsa a sistemare le lenzuola nel letto. Mi chiede se preferisco lenzuola bianconere, oppure viola. Bah, decido viola. Prendiamo le lenzuola e, dopo averle messe sul letto, bestemmio contro Elsa: viola va bene, ma per forza con i fiori?
(scoprirò solamente dopo che anche le lenzuola bianconere sono a fiori).
E la giornata finisce con una serata tranquilla: andiamo tutti a mangiare in un ristorante spagnolo (ah, tipico dell'Inghilterra, suppongo), e poi ci facciamo un boccale di cidro (sidro) ascoltando un pò di musica dal vivo. I momenti tranquilli, sono quelli che riesci a goderti con più facilità. Al mio stupore (e anche quello di Elsa) nel vedere le signorine in minigonna e senza calze nel gelido freddo di un venerdì sera inglese, Elsa mi dice che una sua coinquilina rispose al suo stupore con un semplice: "se senti freddo, è perchè non hai bevuto abbastanza!". Chapeau.
Secondo giorno a Birmingham: "sveglia e bidet, barba e caffè, presto che perdi il tram". Anzi, no, quindi caffè italiano e muffin inglese (comprato ai supermercati Tesco). La mia caviglia fa ancora male, e vuole stare a casa. Ma è ancora troppo piccola, poi fa danni, e inoltre è meglio non viziarla. Quindi che non faccia storie e che venga con me. E andiamo diretti ai canali: Elsa , m'ha detto che ne ha più di Venezia! Peccato solo che Birmingham è dieci volte più grande di Venezia. La giornata passa velocemente, tra questi canali e il B'Ham Museum & Art Gallery (immenso e molto bello), ma anche a fare un pò di shopping. Riesco a resistere ai prezzi stracciati da Prymark (abbigliamento), ma appena entro da HVM, negozio dedicato alla musica e ai DVD, impazzisco. Il nuovo disco dei Muse costa 5 sterline, e ne impazzisco. Passo anche dalla stazione dei treni per prendere il biglietto prenotato via internet per Londra (metti la carta di credito, e ti stampa il biglietto automaticamente, easy as pie!). Il tempo anche di gustarsi una Coca Cola al cherry (perchè non esiste in Italia?!) e un cappuccino da Starbuck's! Poi piove, e si torna a casa.
Mi incontro con Max, e siamo d'accordo nell'andare a prendere Elsa a lavoro, passare dal supermercato per una cena messicana in casa (si, inghilterra, come no). Si va in auto. Iniziamo con il fatto che stavo per sedermi al lato guida. Poi non riesco a abituarmi alla guida nel lato sinistra della strada. Non ce la faccio. E' più forte di me. Dopo pochi minuti trovo la soluzione: mi autoconvinco che in Inghilterra non esistono le corsie. Ognuno è libero di andare dove vuole, l'importante è non fare incidenti. E così ci passiamo una bella cena tra nachos e fajitas, con Elsa, Max e Ivo (un portoghese che mi fa morire dal ridere perchè sembra svampito, poi invece è molto intelligente e simpatico). Discussioni molto filosofiche, si parla di presente, futuro, e di una inghilterra piovosa poco luminosa dove la gente non fa altro che andare a bere ogni sera.
La mattina dopo, Max va presto via, e io e Elsa rimaniamo da soli a farci una colazione in centro. Elsa mi chiede se voglio fare una vera English Breakfast, rispondo di no perchè non vorrei appesantirmi troppo. Quindi ripiego su un sandwitch con salsiccia e bacon, e un cappuccino. Tante altre chiacchere più o meno impegnate: il mio futuro, il suo futuro, Birmingham, Messico, i nostri amici in comune, le nostre fortune e le nostre sfortune. Un abbraccio forte, e un bocca al lupo reciproco mentre io timbro il biglietto.
Saluto Birmingham con un leggero cenno del capo e un sorriso. E ora si va a Londra.
lunedì 1 marzo 2010
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