Decidiamo di accompagnarlo per fare la spesa, e ci guardiamo tutt’attorno. E’ un quartiere molto giovanile, perché ci sono scuole ovunque. Xavier lavora in una scuola superiore dove dovrà divertarne direttore, ma attorno a casa sua ci sono scuole materne, elementari e perfino l’università. Dopo la spesa ci salutiamo, dato che lui tornerà verso casa per sistemare il tutto, mentre noi ci dirigiamo per un veloce giro cittadino.
In circa due ore vediamo tutto il centro città, camminando. Moltissimi palazzi imponenti, belle cattedrali (sia dentro che fuori) e i vicoletti dove perdersi. Finchè il sole non se ne va rimango particolarmente affascinato, pensando anche che questa poteva essere la città dove sarei andato a vivere per l’Erasmus (il progetto c’era, altroché) e che doveva segnare la mia svolta (a segnarla, invece, fu Milano). Ogni tanto mi perdo con la mente, vedo ragazzi camminare per i marciapiedi e immagino di essere in mezzo a loro. Ci sarei stato in mezzo davvero, se non fosse stato per quella telefonata alle 11 di mattina del 19 maggio 2006 (certe cose non le dimentico, io). L’imprevedibilità della vita lascia senza parole, a volte.
Si torna a casa, e con Xavier c’è Liliana dal portogallo e Nicholas, altro francese. Lui ci dice che domani andrà a Parigi e ci offre un passaggio se divideremo le spese di benzina. Vanja mi chiede due volte se per me va bene. Fossi scemo se rifiutassi. La serata continua tra pathè e altre salse, più qualche buon insaccato. Si unisce a noi Justin (credo si chiami così) che viene continuamente preso in giro da Xavier per non essere riuscito a concludere con una ragazza russa durante un meeting a Mosca. In effetti, Xavier è appassionato della Russia, sta imparando a parlare Russo ed è stato diverse volte in visita nelle regione dell’ex URSS, mostrandomi anche delle foto pubblicate nel suo profilo face book di ragazze ucraine durante una festa in spiaggia niente male (e mezze nude, tra l’altro). Dopo un paio di bicchieri di birra Vanja diventa ubriaca, figuratevi cosa succede quando Xavier porta la vodka
Piccola parentesi dedicata a tutti coloro che pensano che sia tenero, piccolo, indifeso, come un cucciolo. Per questo iniziano a dire che io sono il figlio, il nipotino, il fratellino, il bambino, il cagnolino. Ecco, questo è un atteggiamento che odio senza mezzi termini. E ci rido sopra con superiorità al momento in cui queste persone si ubriacano al secondo bicchiere mentre io sono ancora lucido e in grado di prendermi cura di loro.
(discorso valido per tutti tranne per la Flò. Quando le dissi che iniziai una storia aperta con una ragazza mi disse: “prova a restarci male, a venire qui per piangere, e io ti ammazzo di botte!”. Come si fa a non adorarla?)
Poi, alle 22, scatta il coprifuoco. Succede che Xavier è compagnia bella è stramorta di sonno, così tutti (quasi improvvisamente) si ritirano nelle loro stanze a dormire. Ci ritroviamo io e Vanja, da soli, a sistemare il tutto con molta calma (lei pulisce mezza casa perché è ancora ubriaca e quindi non riesce a dormire). E, peggio ancora, la mattina dopo non abbiamo chiavi o altro, nessuno è in casa quindi non possiamo neppure uscire a fare un giro. Nicholas arriva il pomeriggio per partire, conseguentemente rimaniamo “bloccati” nell’appartamento di Xavier. Tra l’altro, casa niente male, sui due livelli con un terrazzino da 6-8mq. Due stanze sotto, due stanza sopra, toilette e bagno. Molto molto figo. Vanja, presa dalla noia, inizia a fare foto su tutta la casa, io continuo e finisco di scrivere questo blog. Sistemo lo zaino e si riparte per andare, finalmente, a Parigi!
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